News

  1. Home page
  2. News
  3. Breve semiseria storia della "Zitellaggine"

Breve semiseria storia della "Zitellaggine"

Se uno scrittore come Piero Chiara ha potuto costruire i suoi capolavori riflettendo sulla psiche delle zitelle, ed Emily Dickinson ha potuto fondare la poesia americana moderna sulla sua solitudine, le personalità pop d’oggi – come Selvaggia Lucarelli – esibiscono serenamente e con ironia il loro essere single. Mai più zitelle.

Fuori d’Italia, ci sarebbero Rihanna, Madonna, Sharon Stone, Jennifer Lopez che tritano periodicamente vecchi mariti o toy boy spiantati, e pubblicano sui social foto da cui si evince chiaramente che le dive d’oggi non temono un futuro da zitelle. Poiché vivono un radioso presente da single. E c’è da scommettere che se Beyoncè lasciasse Jay-z, non avrebbe troppi problemi a proseguire felicemente la sua vita (anzi, eviterebbe alcuni momenti imbarazzanti). Il refrain di queste star locali o planetarie è quindi “non abbiamo bisogno per forza di compagnia, meglio sole che annoiate dalla secolare routine maschilista”. Ritornello che è passato presto alle loro giovani fan che vedono la presunta solitudine affettiva in modo ben diverso da come capitava alle coetanee di qualche decennio fa.

Il passaggio dalla mesta condizione di zitella a quella gaia di single è, dunque, una questione esclusivamente femminile. Scapoloni (nei film o nella realtà) come Alberto Sordi o Marcello Mastroianni non hanno mai avuto nulla da temere, allora come adesso. Nessuna tristezza al rientro dall’ufficio o al sabato sera come accadeva alla “ragazza Carla” del poemetto di Elio Pagliarani, che prendeva un sonnifero per risvegliarsi solo al lunedì. Gli uomini single sono sempre stati accettati come viveur scanzonati che, almeno nell’immaginario collettivo, si godono la vita. La donne, invece, hanno dovuto conquistarsela la possibilità di essere single e poterlo dire al mondo senza problemi. Fino a poco tempo fa la donna temeva, infatti, lo scorno pubblico e privato di rimanere senza marito e senza figli.

Una spinta alla transizione da zitella a single l’ha data senz’altro il ’68 (ma in Italia con calma), il femminismo, perfino nella declinazione cruda, naturale e di destra di Brigitte Bardot che traumatizzava i partner. Il playboy Gunther Sachs diceva che un anno passato con la Bardot ne valeva almeno dieci passati con qualsiasi altra donna; e Gigi Rizzi, dopo i pochi mesi trascorsi con lei, parlò di quell’avventura per tutta la vita. Ora BB ha messo da parte gli uomini a orologeria e ha scelto l’amore continuo di Bernard d’Ormale e degli animali.

Allo sdoganamento dello stato di zitella hanno anche contribuito serie tv come “Sex and the city”, storie in cui per le protagoniste riconoscersi single è un bell’esercizio mentale, qualcosa di divertente da cui trarre energia. Mentre l’uomo ha sempre fatto quello che gli pare, la donna da relativamente poco si permette di scegliere e, all’occorrenza, lasciare, distaccarsi. Come la Claire Underwood di “House of cards” interpretata da una bravissima Robin Wright. Claire è una donna molto capace e indipendente, al pari del marito. Bellissima ma asessuata, eccetto quando lo tradisce, o si presta con lui (bisessuale) a fare una cosa a tre con la partecipazione di un aitante guardia del corpo. Claire è la versione estremizzata di Michelle Obama o di Hillary Clinton. Ha raggiunto il punto massimo della femminilità, della donna che ha accanto un uomo ma potrebbe anche non averlo. Claire, Michelle e Hillary ce l’avrebbero fatta anche da sole a sentirsi felici e complete. Quindi, se dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, spesso dietro una grande donna è meglio che non ci sia nessuno, perché o è insignificante o la danneggia con la sola sua presenza.

Copyright 2018 by Run@Way Srl - Tutti i diritti sono riservati - Vietata la copia non autorizzata dei contenuti del sito