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Come liberarsi dai sensi di colpa parte 1

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Quel peso sul petto: cosa è, e come liberarsi dal senso di colpa

Colpa, dal greco amartia significa mancare il bersaglio. Fare ciò che non si voleva. “Non dovevo fare ciò che ho fatto e siccome l’ho fatto non me lo posso perdonare e non merito più nulla di buono”, questa potrebbe essere una tipica frase o un tipico pensiero che sperimenta la persona che si sente in colpa, nel suo dialogo interno.
"Mi sento in colpa …" non è solo un modo di dire piuttosto ricorrente. Il senso di colpa è qualcosa di molto profondo, a volte un modo di “sentire” molto doloroso che spesso arriva a determinare le nostre azioni, le nostre scelte, la nostra vita.

Il senso di colpa è un'emozione, e in quanto tale ha le sue sfumature costruttive, in particolare, mette in guardia qualora si stiano oltrepassando i limiti, costringe ad una messa in discussione e ad un'assunzione di responsabilità. Il senso di colpa, sperimentato spesso da ogni persona sensibile e responsabile, è un
meccanismo della coscienza che, se non è deformato, segnala un disagio e ci rimprovera quando facciamo qualcosa che infrange il nostro codice morale, perseguitandoci fino a quando non ci attiviamo per rimediare con un gesto riparatore.

Il mondo è pieno di gente terribilmente addolorata per cose che non avrebbe dovuto fare: quando si è presi da un senso di colpa, si mette a fuoco un evento passato, ci si sente abbattuti o irritati per qualcosa che si è detto o fatto e, assorbiti dallo stato d'animo suscitato da quel comportamento, andiamo “consumando” il nostro presente.
Sentirsi in colpa spesso quindi significa che il nostro presente se lo porta via la “paralisi” determinata da un comportamento passato, che nessun gesto riparatore potrà riparare veramente a pieno, per quanto ci sforziamo.

La prima cosa da fare per poter tenere sotto controllo le emozioni spiacevoli derivate dal senso di colpa (che spesso sono diverse: rabbia, frustrazione, preoccupazione, tristezza, disperazione..) è conoscerlo, e capire cosa esso sia in generale e poi, per ciascuno di noi, dato che si tratta di un sentimento che ha a che fare con messaggi inconsci che ci sono arrivati nel corso della nostra vita, sin da piccolissimi, e di cui non possiamo essere pienamente consapevoli.

Riconoscere i propri sensi di colpa è difficile poiché significa ammettere la propria incapacità e la propria debolezza andando a toccare due fattori molto delicati e cioè:
• l'IDEA DI PERFEZIONE grazie alla quale ognuno di noi è profondamente convinto di essere sempre perfetto e senza colpa alcuna.
• il proprio IDEALE DELL'IO, cioè quello che noi vorremmo essere o a cui aspiriamo, e col quale continuamente ci troviamo a confrontarci. Questo ideale dell'Io è sempre sproporzionato rispetto alle nostre reali capacità.

I sensi di colpa si nascondono spesso dietro una profonda e vasta mancanza di desideri e dietro frasi del tipo "no, questo non mi interessa" oppure "no, non mi piace" o "no, questo non mi va". La verità è che quella cosa non ci va poiché il solo ipotizzarla terrorizza il soggetto che non può ammettere a se stesso questa sua debolezza. Quindi, proprio per la nostra tendenza a nasconderli, la conoscenza dei sensi di colpa non va mai data per scontata. Anzi ogni tanto è necessario tornare a lavorare su di essi a differenti livelli di profondità partendo ad esempio dalla attuale incapacità a dire dei "NO" alle richieste altrui.

Il senso di colpa visto da vicino
Ognuno di noi ha almeno centomila comandamenti interni che non conosce e non riconosce come tali, ma ai quali ubbidisce ciecamente in modo assoluto. Questi comandamenti sono stati scritti dentro di noi dalla madre e/o dal padre quando eravamo piccoli. Il sentimento di colpevolezza nasce dal nostro "giudice interiore" che ci mette di fronte agli insegnamenti che abbiamo ricevuto dai nostri genitori, dalla religione e dalla regole sociali, come se si dovesse pagare un prezzo in termini
di sofferenza interiore per avere osato desiderare qualcosa di vietato.

Infatti basta solo aver pensato di violare una "regola" per vivere una sensazione di disagio, per non sentirsi più la coscienza pulita. Se contravveniamo ai comandamenti del nostro “giudice interiore” temiamo subito un giudizio negativo su di noi, non solo dagli altri, ma ancor prima da noi stessi.

In definitiva il senso di colpa ci dice "sei colpevole e verrai condannato e punito” oppure “non sei degno dell'approvazione altrui” come a suo tempo ti sei sentito di non meritare più l'amore della mamma per aver contravvenuto ad una proibizione o per non aver rispettato un ordine.
Il sentimento di colpevolezza può celare un senso di onnipotenza ("è tutta colpa mia!"), una specie di volontà di controllo sugli altri e su ciò che si vive, un meccanismo perverso che ci costringe a vivere nella dipendenza, lasciando agli altri il potere di liberarci.

La maggior parte delle persone che si sentono "colpevoli" soffrono, in qualche modo la paura dell'abbandono, il timore di perdere un amore o l'approvazione degli altri. Il sentimento di colpevolezza infatti induce ad adottare una certa condotta in funzione della fedeltà al gruppo di riferimento, al di fuori del quale ci si sentirebbe persi.

La possibilità di fare una scelta fuori dal coro spaventa, è forte la tentazione di rimanere fedeli al gruppo rinunciando a se stessi e alla propria vera identità. Crescere vuol dire anche liberarsi dai condizionamenti e dalla paura di infrangere imposizioni e regole, adottando un comportamento rispettoso verso il gruppo, ma senza rinunciare a sé.

Esistono due tipologie di senso di colpa, come accennavamo all'inizio.

Il senso di colpa che deriva dal moralismo, ovvero da tutta quella serie di norme (divieti ed ordini) interiorizzate in maniera molto rigida, porta a repressione, a reprimere noi stessi, i nostri bisogni ed il nostro progetto di vita.
Questo accade perché questo tipo di senso di colpa, che potremmo definire estrinseco, in quanto proviene dall'esterno (norme che vengono dal di fuori, diverse da cultura a cultura e da famiglia a famiglia), è un senso di colpa violento, che “urla” e “sbraita”. Con questo senso di colpa vorremmo cambiare ciò che è stato, vorremmo che non fosse successo, ma ciò che è stato è stato e non si può cambiare.

Il secondo tipo di senso di colpa, ovvero il senso di colpa nella sua accezione positiva, proviene dal nostro interno e ci dice “non vai bene, sei fuori strada”; ci fa sentire insoddisfatti, inadeguati perché non stiamo realizzando le nostre potenzialità.

Si tratta di un senso di colpa che è difficile da sentire perché spesso si confonde con il primo e perché “parla piano”, ha una “voce flebile”. Porre attenzione a questo secondo senso di colpa, tuttavia, è importantissimo perché ci guida, ci funge da bussola.
Ecco chiarita la distinzione tra sentirsi in colpa, e arenarsi nel presente pensando al passato, e imparare invece dal passato. Il senso di colpa più flebile, meno rigido ci aiuta ad imparare dai nostri errori e ci indica come non ripetere determinati atti o parole... (continua)

( si rigranzia Annalisa Sammaciccio autrice dell'articolo)





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