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Gratitudine e interdipendenza

Quante volte pronunciate la parola “Grazie” nella vostra giornata?

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Quante volte pronunciate la parola “Grazie” nella vostra giornata? Vi è mai capitato di riflettere sull’importanza di coltivare quotidianamente la vostra gratitudine per essere felici? In questo articolo scopriremo come la gratitudine porta apertura, calore, intimità e fa vivere meglio. Per esprimere gratitudine però, non basta semplicemente dire “Grazie!”.

Trovo interessante e spesso di sostegno un principio cardine della religione buddista, quello dell’origine dipendente nel quale viene spiegato come ognuno di noi esiste, così come è oggi, grazie all’aiuto e al sostegno di moltissime persone. Per cui niente esiste di per sé, ma tutte le cose sono intrinsecamente correlate e si influenzano.

Secondo questo principio tutto ciò che avviene nella nostra vita e intorno a noi, anche la cosa che a prima vista sembra scontata, come per esempio un tramonto, un treno da prendere, un sorriso non è per nulla scontato ma fa parte di una trama sottile che ci lega tutti. Ogni azione, ma direi anche ogni pensiero e parola, ha immancabilmente un effetto nell’ambiente e sugli altri esseri viventi, così come ogni azione, pensiero e parola compiuta dagli altri, anche apparentemente lontani da noi, in qualche modo influenza la nostra esistenza. Ognuno, senza eccezioni, appartiene a questa rete di sostegno reciproco, di cui ciascuno beneficia nella misura esatta in cui contribuisce a renderlo più ricco e armonioso. C’è un film molto interessante che rende bene questa idea. Si tratta di Babel (2006) in cui persone distanti tra loro migliaia di chilometri incrociano per qualche ora i loro destini sulla terra. Vi consiglio di vederlo.

Detto questo, provare gratitudine e apprezzare tutti gli esseri viventi, così come tutto ciò che ci circonda (cose, animali, piante, ecc.) dovrebbe essere un sentimento per così dire naturale. Ma è sempre così nella nostra vita? Direi proprio di no! Basta camminare per strada, guidare in mezzo al traffico, mettersi in fila alla posta. Maleducazione, irascibilità, lamentela e eccessivo criticismo regnano sovrani.
Vi invito allora a porvi questa domanda: da quando vi svegliate a quando andate a dormire, quale atteggiamento utilizzate nella vostra quotidianità?

Assenza di gratitudine uguale a infelicità
Esiste uno stretto legame tra la nostra infelicità (quel senso di malessere che ogni tanto ci attanaglia e quel senso di incompiutezza che a volte sentiamo) e la gratitudine, o meglio, l’assenza di gratitudine. Se ci soffermiamo a riflettere possiamo riconoscere questo aspetto dentro di noi. Gratitudine non è sentirsi riconoscenti per quello che abbiamo. Non importa quanto abbiamo, piccolo o grande che sia, possiamo comunque sentirci riconoscenti senza motivo. La gratitudine è una qualità del cuore, del Sé, e può esser attivata attraverso la nostra coscienza e la nostra volontà, scegliendo istante dopo istante che vita vivere, ma soprattutto con che tipo di atteggiamento. Non è la felicità a renderci grati, ma è la gratitudine a renderci felici, perché gratitudine significa provare grande pienezza, sentirsi compiuti, apprezzando esattamente ciò che è in ogni momento.

Quante volte nel corso della giornata ci capita di lamentarci o di brontolare rispetto a qualcosa accaduto al lavoro, o a casa con i nostri familiari? Come ci fa sentire questo atteggiamento? A cosa ci serve?
Il lamento, la critica, il brontolio, ci ha mai permesso di raggiungere qualche obiettivo degno di nota? Lamentarci con noi stessi ci ha mai fatto ritrovare una motivazione perduta? Lamentarci con gli altri ha mai cambiato la situazione? Rimanendo legati all’aspetto negativo di ogni cosa, difficilmente cambieremo la nostra situazione e quella dell’ambiente che ci circonda.

La gratitudine fa bene
Ci vuole certamente un atteggiamento diverso, nuovo. Uno nuovo possibile ci viene offerto dalla gratitudine. La persona in grado di vivere la gratitudine apprezza ogni giorno che vive, e che sente come un regalo e non come un peso, comprende che la sua vita viene resa possibile e semplificata grazie agli sforzi degli altri. Anche quando accade qualche evento avverso trova ragioni e valori in grado di giustificarlo. Prova di frequente un senso di meraviglia e di stupore per ogni cosa che non dà mai per scontata.

Il Dott. Robert A. Emmons nel suo libro “Thanks!: How Practicing Gratitude Can Make You Happier” ha raccolto i più recenti studi sulla gratitudine e sugli effetti tangibili che questo sentimento ha sul nostro umore e sulla nostra felicità di lungo termine.
Particolarmente interessante è uno studio che ha coinvolto 3 gruppi di persone per un periodo di 10 settimane: al primo gruppo fu chiesto di scrivere ogni settimana, per 10 settimane, 5 cose di cui erano stati grati nel corso dei 7 giorni precedenti. Al secondo gruppo fu chiesto di scrivere 5 problemi che avevano dovuto affrontare. Al terzo gruppo, infine, fu chiesto di scrivere 5 eventi che avevano vissuto.
Al termine dell’esperimento, utilizzando un test standardizzato per rilevare l’umore dei partecipanti, gli studiosi giunsero ai seguenti risultati: tutti gli appartenenti al primo gruppo (gruppo della gratitudine) risultavano essere mediamente il 25% più felici degli altri partecipanti.
Sarebbe curioso capire che caspita significa essere il “25% più felici”, ma scherzi a parte, è interessante notare come gli appartenenti al gruppo della gratitudine avevano dimostrato, in modo consistente, un atteggiamento più ottimistico nei confronti del futuro, un benessere generalizzato e addirittura la tendenza ad allenarsi circa un’ora e mezzo in più alla settimana rispetto agli appartenenti degli altri gruppi.
Potremmo commentare che non è certamente la scoperta dell’acqua calda. Da numerosi secoli infatti, svariate filosofie e religioni orientali sottolineano l’importanza di coltivare quotidianamente la nostra gratitudine. Per esprimere gratitudine però, non basta semplicemente dire “Grazie!”. La gratitudine è stata spesso chiamato il “fattore dimenticato” nella ricerca della felicità.
Quanti Grazie diciamo in maniera formale o spesso, senza neanche accorgercene, durante la giornata? Praticare la gratitudine significa assumere in modo costante un atteggiamento di “felicità ingiustificata“. Vi è mai capitato di essere felice per eventi o situazioni apparentemente usuali, banali? Di apprezzare per esempio il sole che sorge, il profumo di un fiore, il suono di una melodia o semplicemente la vostra salute?

La verità è che la gratitudine ci ricorda che possiamo essere felici adesso! Ora! E allora sentiamo che la nostra vita si amplia, si espande come quando facciamo un ampio respiro, in cui tutto fluisce, in cui siamo collegati alla nostra vera essenza, alla nostra anima. Attraverso la gratitudine diventiamo tutt’uno con ciò che ci è dato. Come se ci dicessimo “Questo è il momento che ho sempre aspettato. È ciò per cui vale la pena essere qui, ora!”. Sentiamo ogni cellula del nostro essere dire “Grazie!”. E il cuore si scalda, lo percepiamo proprio.
A proposito del cuore, alcuni studi hanno dimostrato che il cuore genera un campo elettromagnetico intorno a noi di alcuni metri di diametro. Incredibile no? Una misura dell’attività del cuore, che riflette questo stato emozionale, è chiamata variabilità del battito cardiaco e mostra le variazioni negli intervalli tra i battiti del cuore. Naturalmente è stato dimostrato che i tracciati dell’attività cardiaca sono differenti se i soggetti sono felici, arrabbiati, frustrati o tristi. Le emozioni negative causano un ritmo cardiaco incoerente, che ha un effetto dannoso sul nostro corpo: vengono rilasciati ormoni dello stress e cortisolo, il cuore batte più velocemente e la pressione sanguigna si alza. Al contrario, quando ci sentiamo grati, emotivamente equilibrati, produciamo un ritmo cardiaco coerente, un andamento calmo, uniforme dei ritmi cardiaci: il corpo aumenta la produzione di ormoni utili come l’ormone anti-invecchiamento DHEA, aumenta le funzioni cognitive e rafforza il sistema immunitario. Quindi la gratitudine, come altri sentimenti positivi, fa decisamente vivere meglio.
Gratitudine consiste nel riconoscere il valore delle cose

Il sentimento è solo l’aspetto più visibile della gratitudine. Essa è prima di tutto un’operazione della mente: consiste nel riconoscere in ogni momento il valore di ciò che la vita ci offre. Ciò che prima non aveva valore adesso ce l’ha e questo provoca la liberazione delle emozioni. Se riconosciamo il valore di ciò che abbiamo, ci sentiamo ricchi e fortunati. Se non lo riconosciamo ci sentiamo disgraziati e infelici. Il malcontento ci rosicchia dentro e la critica e la lamentela diventano il rumore di sottofondo che accompagna le nostre giornate. Non a caso alcuni psicologi affermano che la depressione si sviluppa non tanto per ciò che ci succede nella vita, ma per ciò che diciamo a noi stessi giorno dopo giorno, il nostro monologo interiore. Se critichiamo continuamente noi stessi e gli altri, ciò che non va bene, non possiamo certo poi pretendere di essere gioiosi. La capacità di distinguere e riconoscere il valore anche in situazioni umili è essenziale per essere felici.
Nella nostra quotidianità però, ci comportiamo come se gratitudine e apprezzamento fossero le qualità da tirare fuori solo nelle occasioni molto speciali, come il servizio d’argento delle grandi feste. In una sua lezione al centro A.Me.Co. di Roma, Corrado Pensa parlava della gratitudine come polo opposto a dare tutto per scontato, che a sua volta è una forma d’indurimento, di rigidità e di chiusura. La gratitudine è il contrario del sentirsi dolorosamente in credito, di sentire spesso di non essere abbastanza, di non avere abbastanza, di non ricevere abbastanza. Tutte queste sono fonte di grande sofferenza per un individuo.

Spesso sono proprio i drammi della vita, nostri e degli altri, che ci aprono alla gratitudine. Perché se tutto va bene diventiamo come i bambini viziati che hanno ricevuto tanti regali e si annoiano. Per esempio guarire da una malattia ci fa apprezzare la salute, fare la pace con il proprio genitore ce lo fa apprezzare di più, quando siamo stati più vicini alla morte abbiamo sicuramente apprezzato di più la vita.
Forse è colpa della pigrizia o delle troppe preoccupazioni che ci martellano continuamente, ma si fa presto a dimenticare o ignorare ciò che ha valore. Però se protendiamo lo sguardo più in profondità, qualcosa d’interessante certamente lo troviamo. Nei meandri della nostra esistenza si celano doni insospettati che per tanti motivi (fretta, poca attenzione) non siamo ancora riusciti ad apprezzare. La gratitudine allora non diventa più un evento straordinario, eccezionale, ma un sentimento di base che porta apertura, calore, intimità.

(si ringrazia Cristiana Milla autrice dell'articolo)


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