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La fiducia? Una cosa seria e fattibile


articolo a cura di 
                     AGENZIA DI INCONTRI PER SINGLE        



Negli anni '70 una nota azienda casearia aveva fatta della fiducia il suo motto, declinato in messaggi pubblicitari rimasti memorabili. La fiducia è effettivamente una cosa seria: difficile da conquistare, facile da perdere e impossibile da riconquistare quando è stata tradita. Tutti ne abbiamo bisogno: la pretendiamo e la elargiamo a seconda delle necessità...

La fiducia è il principio cardine su cui basiamo molta parte della nostra esistenza condizionando e costruendo relazioni, rapporti, situazioni più o meno stabili, che vanno dagli affari alla vita privata, al lavoro alla nostra interiorità. Tutto parte e si sviluppa da un atto di fiducia iniziale più o meno forte. I governi la richiedono, i professionisti la offrono, i mercati finanziari ne risentono, i comuni mortali la danno o la tolgono a seconda di quanto sia stato corrisposto in funzione di ciò che è stato concesso.

Ma cos’è la fiducia, come la si costruisce, che ruolo occupa nelle nostre scelte e soprattutto perché quando la perdiamo produce effetti negativi sulla nostra vita, sul nostro umore e sulle nostre scelte? Citando la Treccani: la fiducia è un “atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità”.

Il primo passo, dunque, è quello di valutare fatti e situazioni per porre le basi del “patto di fiducia” un patto tra i due attori (chi la concede e chi la riceve). Questo passaggio è fondamentale: nel patto sono fissati i termini e le aspettative di ognuno dei protagonisti. Il ruolo della fiducia si gioca proprio sulla sottile linea che divide i due protagonisti: non è un semplice scambio, o baratto, ma qualcosa di più profondo che implica valori e stili di comportamento. Fissare i termini di questo scambio è un processo complesso: per ognuno di noi e per il nostro sistema valoriale e culturale la fiducia può infatti assumere aspetti diversi e avere un’importanza più o meno relativa.

Il patto di fiducia siglato attraverso una profonda comprensione reciproca, si gioca nel presente, ma avrà attendibilità solo nel futuro: tutti sappiamo promettere nell’immediato, ma pochi sanno mantenere il patto e solo quando la fiducia viene meno siamo in grado di percepire l’importanza che aveva per noi la persona che ce l’aveva concessa. Per esempio quando andiamo in banca per un prestito, la banca si assicura che possiamo restituirlo. Apparentemente si tratta di una relazione di fiducia, ma oltre a questo vengono chieste delle garanzie quali beni immobili, la capacità professionale di mantenere l’impegno ecc.

La stessa relazione avviene tra le persone: si è legati da intenti comuni, ma interviene sempre la necessità di avere delle garanzie. Per questa ragione, se si tratta di una relazione di lavoro, si fissano i termini in un contratto comprensibile e condiviso da entrambe le parti, se invece è una amicizia si parla delle motivazioni che l’hanno fatta nascere e la mantengono viva, oppure se è un rapporto stabile si cerca il vincolo del matrimonio (civile o religioso) ecc.

Sono tutte situazioni in cui l’apporto della fiducia diventa qualificante e significante per rendere durevole il vincolo. Il problema nasce quando cambiano le situazioni che naturalmente non possono essere eterne. In un matrimonio, come in un’amicizia o nel lavoro possono subentrare aspettative diverse e nuove. In questo caso la fiducia concessa anticamente va rivalutata, o meglio, rinegoziata. In questo caso il dialogo e la ridefinizione dei termini può rinnovare il contratto: entrambi gli attori si accorgono delle nuove necessità dettate dall’altro o da nuovi fattori esterni e quindi stabiliscono la possibilità di fissare nuovi obiettivi comuni. Ma quando questo non è possibile viene meno sia il patto che la fiducia da parte di chi la aveva concessa. L’aspettativa iniziale è tradita e, di conseguenza anche ciò che si è costruito insieme, sia esso professionale, personale o di altra natura, viene sminuito e svilito.

La propensione a fidarsi più o meno delle persone è un fattore che dipende molto dall’autostima. È evidente che più una persona ha subito torti o tradimenti, maggiore sarà la sua personale propensione a non avere e concedere fiducia. Ne consegue che chi ha una scarsa autostima farà più fatica ad instaurare rapporti di fiducia con gli altri: la paura di subire ”l’ennesima fregatura” sarà sempre dietro l’angolo.

In molti casi mi accorgo che persone, anche apparentemente determinate nell’ambito del lavoro, stabiliscono relazioni di fiducia che a priori, secondo loro, verranno tradite; e come sempre, quando vogliamo che qualcosa accada, allora succede veramente. Costruire la fiducia, oggi, sembra pressoché impossibile: i tradimenti istituzionali prima e, via via, quelli sociali ad essi legati hanno reso il clima generale greve e, peggio ancora, con scarsa speranza. Infatti, al di là dei risentimenti personali di una rabbiosa reazione iniziale, quando la fiducia viene meno per lungo periodo di tempo nell’animo umano si sedimentano forti rancori che sfociano nell’astio e nell’odio. Basta guardarsi intorno per vedere come regnino incontrastate rabbia e paura producendo nella società effetti devastanti a tutti i livelli.

Non riuscire a ricostruire un grado di fiducia significa non potere avere il senso del futuro. A volte durante le mie sessioni di counseling chiedo di fare un semplice esercizio: tracciare tre cerchi che rappresentino il presente, il passato e il futuro. La maggior parte delle persone disegna il cerchio del futuro molto piccolo, o addirittura un semplice puntino … ciò è il segnale che dubbi e sfiducia impediscono di pensare ad un futuro migliore e positivo.

Cosa fare e come creare rapporti di fiducia stabili?
Intanto bisogna fare un netto distinguo tra la fiducia che possiamo costruire e che dipende direttamente da noi (come nelle relazioni familiari, amicali e di lavoro) rispetto a quella più ampia, ad esempio nei confronti delle istituzioni. I punti chiave da tenere sempre presenti sono:
• costruire sempre rapporti sinceri e aperti con la consapevolezza che non siamo tutti uguali e, quindi gli altri potrebbero approfittarne;
• sviluppare un forte senso di attenzione: aspettarsi eventi positivi, ma non escludere anche quelli negativi, senza però che questi influenzino troppo le cose;
• pensare sempre che senza gli altri non si può vivere e quindi è necessario stabilire delle relazioni basate sulla fiducia;
• se il nostro grado di sfiducia è molto alto a causa di precedenti esperienze negative considerare che le cose possono anche cambiare e fare sempre un’autoverifica chiedendoci se, per esempio, non siamo noi a pretendere troppo dagli altri;
• ogni rapporto di fiducia verso l’altro parte dall’avere fiducia in se stessi: tendiamo a proiettare le nostre paure in chi ci sta vicino;
• costruire serenità cercando sempre di vedere gli aspetti positivi e gli insegnamenti anche minimi che ogni situazione ci può suggerire;
• evitare le polemiche sterili in tutte le situazioni, non costruiscono niente, ma fomentano solo l’astio e i rancori: evitare di “caderci dentro”;
• dare sempre una seconda possibilità se non altro perché potremmo un giorno essere nella stessa situazione: nessuno è perfetto e tutti siamo perfettibili.

Mi ha sempre colpito una storia cinese che dice: “Se un falegname durante la costruzione di una casa batte un chiodo che non regge e si piega, il falegname perde forse la fiducia in tutti i chiodi e smette di costruire la casa? Il male è innato nell’uomo, per questo bisogna opporsi al male con il bene che c’è nella fiducia. In questo modo siamo pronti al male ma incoraggiamo sempre il bene”.

( si ringrazia Paolo G. Bianchi autore dell'articolo)

 
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